È pur vero che chi muore … Morto nel dicembre 1254 a Napoli Innocenzo IV, la guerra continuò contro il successore Alessandro IV, assai meno energico, essendo fallito un nuovo tentativo d'accordo ed essendo stata pronunciata dal papa il 25 marzo 1255 una nuova scomunica contro Manfredi. Manfredi Figlio naturale di Federico II di Svevia e di Bianca dei conti Lancia, dal quale inizialmente prese il cognome, Manfredi nasce nel 1232. Studiò a Parigi e a Bologna; dal padre apprese l'amore per la poesia e per la scienza, amore che mantenne da re. Manfredi di Svevia, l'unico figlio illegittimo di Federico II che questi ha legittimato prima di morire, rendendolo il solo Hohenstaufen in grado di poter tenere uniti impero e reame. così Dante descrive Manfredi di Svevia, morto a 34 anni nella Battaglia di Benevento (1266) combattendo eroicamente contro l'Esercito di Papa Urbano IV schierato con l'invasore Carlo d’Angiò. Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 10 feb 2021 alle 10:22. Questi si accinse a occupare il regno con un esercito; e Manfredi, vista l'assoluta inferiorità delle proprie forze, concluse con il pontefice un accordo accettando l'occupazione pontificia con una semplice riserva dei diritti di Corradino e propri; fu assolto dalla scomunica, investito dal pontefice del principato di Taranto (27 settembre 1254) e degli altri suoi feudi e nominato vicario della Chiesa nella maggior parte del regno. Manfredi racconta che dopo essere stato colpito a morte nella battaglia di Benevento, si pentì dei suoi orribili peccati e chiese perdono a Dio, che gli concesse per questo la salvezza: se il vescovo di Cosenza, spinto da papa Clemente IV a dargli la caccia, si fosse reso conto di questo, il suo corpo sarebbe ancora sotto il mucchio di pietre presso il ponte dove fu sepolto, invece di essere stato disseppellito e trasportato a lume spento lungo il fiume Liri. Alla morte di Federico II di Svevia, gli succedette sul trono il figlio Corrado, che assunse da imperatore il nome di Corrado IV.Egli morì dopo soli quattro anni di regno, senza essere riuscito a riconciliarsi con il Papato e lasciando il trono imperiale al figlioletto di due anni, sotto la tutela materna. Il reggente inviò a trattare con il pontefice ad Anagni un'ambasciata di cui faceva parte Manfredi. Era figlio naturale di Federico II di Svevia e Bianca Lancia. Anche se fu incoronato a Palermo, Manfredi privilegiò come dimore i palazzi di Lucera e Foggia, in Capitanata, in quanto di fatto centri operativi e amministrativi istituiti da Federico II[5], e soggiornò sovente presso il castello di San Gervasio in Basilicata, importante marescallia imperiale[6]. Figlio naturale (1232- Benevento, 1266) di Federico II di Svevia e di Bianca dei conti Lancia, la quale fu sposata prima della morte dall'Imperatore (rimane dubbio se con questo atto Manfredi risultasse legittimato). Manfredi, non ritenendosi sicuro di fronte al papa, si recò segretamente in Puglia, a Lucera, ove si trovava tuttora la forte truppa saracena stanziata in quei luoghi da Federico II. In questo contesto Manfredi si trovò subito in chiaro dissidio con il Pontefice; grazie però alla fine abilità diplomatica ereditata dal padre, concluse con il pontefice un accordo accettando l'occupazione pontificia con una semplice riserva dei diritti di Corradino e propri: fu assolto dalla scomunica, investito dal pontefice del principato di Taranto (27 settembre 1254) e degli altri suoi feudi e nominato vicario della Chiesa nella maggior parte del Regno. Figlio di Corrado IV e di Elisabetta di Baviera; nato a Landshut nel 1252; orfano del padre già a due anni, Corradino di Svevia fu allevato dai parenti materni. RDE DA BENEVENTO ALL'OBLIO L'ULTIMO VIAGGIO DI RE MANFREDI In occasione del 7500 anniversario delln traslazione delle spoglie del Re Manfredi di Svevin, morto il 26 febbra io 1266 nella battaglia dì Beneven to, e di cui nOI1 5; conosce COI1 certezza l'ultimo luogo di sepoltura ATTI DEL CONVEGNO Ceprano, 8 ottobre 2017 con il contribu to d i Indice Manfredi di Svevia ed il potere … Questi mosse quindi verso il Mezzogiorno e poté entrare nel regno con poca difficoltà avendo ceduto le truppe di Manfredi al passaggio del Garigliano del ponte di Ceprano. Per avere un’idea di quanto sia successo a Manfredi dopo la sconfitta, bisogna necessariamente ripercorrere alcune tappe fondamentali della sua storia piuttosto travagliata, a partire dalla morte da prode sul campo dii battaglia. Fara Misuraca Vano riuscì l'appello rivolto da Manfredi ai Romani con un manifesto (24 maggio) in cui chiedeva di essere nominato Imperatore da loro, quali detentori dell'autorità imperiale. Il comune romano strinse un'alleanza con lui. Il francese Urbano IV, successore di Alessandro IV, riprendendo un disegno di Innocenzo IV, offri la corona di Sicilia a Carlo d'Angiò, fratello di Luigi IX, re di Francia, che aveva già posto piede in Italia ottenendo la signoria di vari comuni piemontesi. Diffusasi nel 1258, probabilmente per opera stessa di Manfredi[9], la voce della morte di Corradino, i prelati e i baroni del regno invitarono Manfredi a salire sul trono ed egli fu incoronato il 10 agosto nella cattedrale di Palermo da Rinaldo Acquaviva, vescovo di Agrigento. Manfredi agì con energia per ristabilire il dominio svevo e riuscì a ricondurre all'obbedienza varie città ribelli, ma non Napoli; in questa impresa fu aiutato dallo zio, Galvano Lancia. Manfredi, non ritenendosi sicuro di fronte al papa, si recò in Puglia, a Lucera, ove si trovava la truppa della colonia saracena ivi stanziata da Federico II. La scabrosa posizione di Manfredi divenne ancor più difficile in seguito all'uccisione da parte dei suoi militi di un barone protetto dalla curia. Accadde oggi: 26 febbraio 1266, la battaglia di Benevento e la morte di Manfredi di Svevia. L'esercito di Carlo nel dicembre 1265 penetrò per la Savoia e il Piemonte in Lombardia, ove la parte ghibellina non riuscì a opporre sufficiente resistenza, e di là per la Romagna giunse nell'Italia centrale e a Roma, ove Carlo fu incoronato re di Sicilia il 6 gennaio 1266. Pur senza alcuna prova documentaria, secondo alcuni Manfredi sarebbe nato ed avrebbe vissuto la sua fanciullezza a Venosa[1], mentre secondo recenti studi potrebbe essere nato nel castello di San Gervasio e visse la sua fanciullezza nel territorio tra il Vulture e l'Alto Bradano, nell'odierna Basilicata[2]. Allo stesso tempo, inoltre, il Summonte riferisce di taluni autori che, erroneamente, riportano, per il sovrano, un'insegna d'argento all'aquila di rosso, anziché di nero: «[...] dal che si rendono poco accorti alcuni c'han detto la portasse Rossa in Campo d'Argento[16].». Il giovane sovrano si trovò in una situazione assai difficile per le molte ribellioni scoppiate nel Regno e fomentate da papa Innocenzo IV, il quale secondo gli accordi di Melfi del 1059, era alto sovrano del Regno di Sicilia quindi sotto il vassallaggio dalla Santa Sede. Ancora nell'Historia della Città e Regno di Napoli, alla base della tavola a corredo della biografia di Manfredi, è riportata un'ulteriore e particolare arme, che, nelle pagine precedenti dell'opera, è ricondotta anche a Federico II[18]: si tratta di uno stemma con aquila bicipite, che reca, caricato in cuore, uno scudetto, il quale, con capo troncato cuneato da parte a parte, è interzato in palo, con, nel primo terziere, tre pini o pigne male ordinate, nel secondo, tre leoni passanti, posti l'uno sull'altro, ovvero l'arme di Svevia, e, nell'ultimo, la croce di Gerusalemme[19]. In seguito racconta loro la storia della sua morte nella battaglia di Benevento e rivela l’ingiusta persecuzione che l’arcivescovo di Cosenza fece contro le sue spoglie. Il 10 agosto del 1258, diffusasi l'idea della morte di Corradino di Svevia, che invece risiedeva in Germania con la sua corte, i prelati e i baroni del Regno offrirono al principe Manfredi la corona del regno di Sicilia, che lui stesso accettò. Il suo esercito sconfisse quello pontificio presso Foggia (2 dicembre). L'11 ottobre 1254, presso il ponte del fiume Verde (l'attuale Liri), a Ceprano, Manfredi prestò il servizio di stratore e il giuramento di fedeltà a Innocenzo IV. Il 21 maggio 1254 Corrado morì di malaria[7], lasciando il figlio Corradino (ancora bambino e rimasto in Germania) sotto la tutela del papa e nominando governatore del regno il marchese Bertoldo di Hohenburg. Questi ben presto era divenuto sospettoso e ostile verso Manfredi, il quale dovette rinunciare a tutti i feudi minori e accettare anche la diminuzione della sua autorità nel principato di Taranto. Corse voce che Manfredi avesse fatto avvelenare il fratello, ma non si hanno certezze veritiere di alcun fondamento. Corse voce che Manfredi avesse fatto avvelenare il fratello, ma al riguardo non si hanno prove. Ottenne l'ingresso e la fedeltà dei Saraceni (2 novembre) e con il tesoro paterno trovato là poté arruolare altre truppe. Manfredi di Svevia, l’unico figlio illegittimo di Federico II che questi ha legittimato prima di morire, rendendolo il solo Hohenstaufen in grado di poter tenere uniti impero e reame. Alla morte del padre (1250) fu reggente per il fratellastro Corrado IV allora in Germania, osteggiato da papa Innocenzo IV e da una parte della feudalità del regno, e specialmente da Pietro Ruffo, vicario in Calabria e Sicilia. Dalle eloquenti parole del Summonte, appare chiaro, dunque, come costui attribuisca a Manfredi il mutamento di smalto e, dunque, l'introduzione del campo d'argento, in luogo dell'oro, ritenendo, di conseguenza, riconducibile a quest'ultimo (e non a lui precedente) il primato dell'adozione dell'arme di Svevia-Sicilia[16]. Dal padre apprese l'amore della poesia e della scienza. Che l'iniziativa di fissare l'argento, in sostituzione dell'oro, per il campo dello stemma siciliano sia attribuibile a Manfredi o, invece, sia a lui precedente, appare plausibile, comunque, convenire che fu certo l'utilizzo di tale smalto, per le proprie insegne, da parte del sovrano siciliano. Sposò alla fine del 1248 o al principio del 1249 Beatrice di Savoia vedova del marchese di Saluzzo e ne ebbe una figlia, chiamata Costanza. Carlo giunse a Roma per mare, nel giugno 1265, sfuggendo alla flotta siciliana. Questi ben presto era divenuto sospettoso e ostile verso Manfredi, il quale dovette rinunciare a tutti i feudi minori e accettare anche la diminuzione della sua autorità nel principato di Taranto. La Campania venne occupata dalle truppe pontificie, a cui tenne dietro il papa in persona. Gli storici sono concordi nel ritenere il fatto derivante da un'iniziativa autonoma dell'arcivescovo che nutriva per Manfredi un profondo odio personale; Clemente IV diede in realtà soltanto il proprio consenso, da Viterbo, a questa iniziativa[12] e il corpo riesumato fu deposto o disperso, quale scomunicato, fuori dai confini del regno angioino, nei pressi del fiume Garigliano, in un luogo tuttora sconosciuto. L'araldista italiano Goffredo di Crollalanza, invece, attribuisce a Manfredi un vessillo azzurro all'aquila d'argento. La sua signorìa si estese anche in Oriente, sulle terre portategli in dote dalla seconda moglie Elena, figlia del despota di Epiro; e la sua potenza fu aumentata dal matrimonio della figlia Costanza con Pietro II d'Aragona (1262). «d'argento, all'aquila col volo abbassato di nero[14]». Ad un certo punto gli si presenta Manfredi di Svevia, pregandolo di far conoscere la sua vera condizione alla figlia Costanza. Per testamento Federico gli lega varie rendite e possedimenti e soprattutto lo nomina vicario del Regno di Sicilia che aveva assegnato a Corrado IV — il figlio di Iolanda di Brienne — che al momento si trovava in Germania. In Toscana il partito ghibellino, capitanato dalla città di Siena, guidata da Farinata degli Uberti, ottenne una netta vittoria nella battaglia di Montaperti (4 settembre 1260) e divenne così, con l'ausilio delle sue truppe, padrone assoluto di Firenze. Il padre era Corrado IV, figlio di Federico II, la madre Elisabetta di Wittelsbach (di Baviera). Morì durante la battaglia di Benevento, sconfitto dalle truppe di Carlo I d'Angiò. - Figlio naturale (n. 1232 - m. Benevento 1266) dell'imperatore Federico II e di Bianca Lancia, poi legittimato. Tu ci sembravi un lupo rapace fra le pecorelle di questo regno; ma da che per la nostra volubilità ed incostanza siamo caduti sotto il presente dominio, tanto da noi desiderato, ci accorgiamo infine, che tu eri un agnello mansueto. Diffusasi nel 1258, probabilmente per opera stessa di Manfredi, la voce della morte di Corradino, i prelati e i baroni del regno invitarono Manfredi a salire sul trono ed egli fu incoronato il 10 agosto nella cattedrale di Palermo. Il suo dominio si estese anche in Epiro (Grecia), sulle terre portategli in dote dalla seconda moglie Elena Ducas; la sua potenza fu aumentata anche dal matrimonio della figlia Costanza con Pietro III d'Aragona (1262). La battaglia è un massacro e Carlo d'Angiò resta padrone del campo. Dante Alighieri, nel Purgatorio (canto III, vv. L'esercito di Carlo nel dicembre 1265 penetrò per la Savoia e il Piemonte in Lombardia, ove la parte ghibellina non riuscì ad opporre sufficiente resistenza e di là per la Romagna giunse nell'Italia centrale e a Roma, ove Carlo fu incoronato re di Sicilia il 6 gennaio 1266. Nell'ottobre 1251 discese in Italia Corrado e nel gennaio 1252 giunse in Puglia, proseguendo in collaborazione con il fratello la sottomissione del regno. 103-145), lo pone tra coloro che si sono pentiti solo in fin di vita e sono stati accolti dalla "bontà infinita", ed è ricordato particolarmente per il verso 130: Or le bagna la pioggia e move il vento. Alla fine del 1248 o all'inizio del 1249[4], la data è incerta, sposò Beatrice di Savoia, figlia del conte Amedeo IV di Savoia e di Margherita di Borgogna. Noto anche come Corrado V di Hohenstaufen, duca di Svevia, fu l’ultimo sovrano della illustre dinastia: con lui si estinguerà, in pratica, la discendenza diretta. Quando, nel 1250, il padre morì, prese saldamente il controllo del regno di Sicilia e dell'Italia Meridionale, fino all'arrivo di Corrado IV, l'erede legittimo, dalla Germania. Nell'ottobre 1253 Napoli, infine, cadde nelle mani di Corrado. Egli poté nominare vicari in Toscana, nel ducato di Spoleto, nella marca d'Ancona, in Romagna e in Lombardia. Nel pieno delle sue facoltà, il nipote del Barbarossa stabilisce la linea di successione al trono del Regno di Sicilia: Corrado, Enrico e infine Manfredi. Alla fine del 1248 sposò Beatrice di Savoia, figlia del conte Amedeo IV di Savoia e di Margherita di Borgogna, da cui ebbe una figlia: Il 2 giugno 1259 Manfredi, da poco vedovo di Beatrice di Savoia, sposò nel castello di Trani, Elena Ducas, figlia del despota d'Epiro Michele II. La battaglia campale avvenne presso Benevento il 26 febbraio 1266; le milizie saracene e tedesche fecero viva ma non fortunata resistenza, quelle italiane abbandonarono Manfredi, che morì combattendo con disperato valore. Il reggente inviò un'ambasciata di cui faceva parte anche Manfredi a trattare con il pontefice ad Anagni. La fortezza di San Germano fu presa dopo maggiore resistenza. Fra il 1258 e il 1260 la potenza di Manfredi si estese rapidamente in tutta Italia, essendo egli divenuto ovunque capo della parte ghibellina. Era figlio naturale di Federico II di Svevia e di Bianca dei conti Lancia e Signori di Longi dei Duchi di Baviera, sposata dall'imperatore solo poco prima della sua morte e, quindi, pienamente legittimato, malgrado la Curia romana disconoscesse quel vincolo matrimoniale, mossa com'era dal su… Pur non potendosi paragonare al padre nel mecenatismo delle arti, Manfredi ha lasciato segni e documenti della sua liberale predisposizione nei confronti delle arti e della cultura. «[...] Io mi volsi ver lui e guardail fiso:biondo era e bello e di gentile aspetto,ma l'un de' cigli un colpo avea diviso. Il ritratto di un principe che ha dovuto barcamenarsi tra papato e impero, tra potere e tradimenti, tra amore e guerra. In questo tramonto del 12 febbraio del 1266, tramontano insieme la vita di Manfredi ed il Regno di Sicilia. Manfredi si trovò in situazione assai difficile per le ribellioni molteplici scoppiate nel regno e alimentate da papa Innocenzo IV, che dichiarava il regno ricaduto alla Santa Sede. Federico II di Svevia. Ereditò nel 1250, dopo la morte del padre, il principato di Taranto e la reggenza sul regno di Sicilia e quindi su tutti i territori degli Svevi-Altavilla in Italia Meridionale, che esercitava in nome del suo frattellastro Corrado che risiedeva in Germania nel ducato di Svevia. LA COMPLICATA EREDITÀ DI FEDERICO II Con la morte di Federico II, il 13 dicembre 1250, Manfredi finì alla guida del Principato di Taranto ed ottenne la luogotenenza in Italia, in particolare quella del Regno di Sicilia, finché non fosse giunto a reclamare il trono l’erede legittimo, il fratellastro Corrado IV, che era rimasto impegnato in Germania. Manfredi di Svevia ed Elena d'Epiro, questi sconosciuti. Gli anni della sua formazione sono vissuti a Parigi e a Bologna. A questa bottega si fa riferire anche il famoso esemplare del De arte venandi cum avibus della Biblioteca Vaticana che è una copia parziale ma splendidamente illustrata del famoso trattato di Federico II, certamente commissionata da Manfredi. Nell'ottobre 1253 Napoli fu presa da Corrado. Quindi, in un primo tempo, Urbano IV tentò di vendere il regno a Riccardo di Cornovaglia, che vantava anche una discendenza normanna, e poi a suo nipote Edmondo di Lancaster, ma senza successo. Ulteriori conferme, con tutti i limiti e le cautele proprie di questo genere di riscontri a fini probatori, potrebbero arrivare, inoltre, dall'iconografia legata al sovrano siciliano e, nello specifico, dalle diverse miniature della Nova Cronica, nelle quali l'arme associata a Manfredi è, a ogni sua occorrenza, d'argento all'aquila di nero[15]. A Manfredi, secondo una tesi consolidata, sarebbe da attribuire l'iniziativa dell'adozione, quale stemma del Regno di Sicilia, della cosiddetta arme di Svevia-Sicilia, ovvero l'insegna d'argento all'aquila con il volo abbassato di nero[14], derivata dallo stemma imperiale[15]. Un'ultima insegna attribuita a Manfredi è riprodotta in una delle miniature della Chronica Majora, importante manoscritto medievale del monaco benedettino e cronista inglese Matthew Paris. Uomo di profonda cultura, aveva studiato a Parigi e Bologna dopo essersi formato alla … Alla morte di Federico (1250) divenne reggente per l'imperatore Corrado IV (1228-1254), suo fratellastro; nel 1258 scavalcò i diritti del nipote Corradino e si fece incoronare a Palermo. Una volta assicuratasi la loro fedeltà (Manfredi fu anche in seguito chiamato Sultano di Lucera da Carlo d'Angiò come riportato dalla Cronica di Giovanni Villani)[8], poté arruolare un ingente esercito e muovere guerra all'esercito pontificio, che sconfisse presso Foggia. Manfredi nasce nel 1232 ed accompagna il padre in molte avventure militari e diplomatiche, lo assiste in punto di morte il 13 dicembre 1250. «d'oro, all'aquila bicipite col volo abbassato di nero, colla fascia d'argento attraversante sul tutto[23]», Stemma associato a Manfredi, nella tavola raffigurante il sovrano, nell'Historia della Città e Regno di Napoli, Stemma attribuito a Manfredi, nella Chronica Majora, la maternità di Bianca appare non unanimemente accettata; Federico potrebbe aver concepito Manfredi con un'altra donna, e poi aver legittimato l'erede sposando la Lancia - probabilmente nel 1248-. Federico II morì il 13 dicembre 1250 e lasciò a Manfredi il Principato di Taranto con altri feudi minori; gli affidò inoltre la luogotenenza in Italia, in particolare quella del Regno di Sicilia, finché non fosse giunto l'erede legittimo, il fratellastro di Manfredi, Corrado IV, che in quel momento era impegnato in Germania. Insomma, con la morte di Corrado forse parve naturale che il comando dovesse essere di Manfredi e certo il principe di Taranto non si fece troppi scrupoli legalistici. Nuove trattative con il pontefice riuscirono vane. Il 21 maggio 1254 Corrado morì, lasciando il figlio Corradino (ancora bambino e rimasto in Germania) sotto la tutela del papa e nominando governatore del regno il marchese Bertoldo di Hohenburg. Eletto al soglio pontificio nella sede di Viterbo papa Urbano IV nel 1261, il pontefice scomunicò nuovamente Manfredi e cercò di assegnare il Regno di Sicilia a un sovrano più influenzabile dal papato. Il comune romano strinse con lui alleanza; in Toscana il partito ghibellino, capitanato dai senesi, ottenne una netta vittoria nella celeberrima battaglia di Montaperti (4 settembre 1260) e divennero padroni di Firenze con l'ausilio delle truppe di Manfredi; nell'Italia settentrionale, dopo la catastrofe di Ezzelino (1259), i ghibellini rimasti assai forti fecero capo a lui. La Bibbia di Manfredi è un codice miniato duecentesco scritto dall'amanuense Johensis: questa Bibbia - che presenta notevoli influssi dell'arte gotica francese e inglese - fu realizzata a Napoli per lo stesso Manfredi tra il 1250 e il 1258, come attesta la dedica al principe[13]: essa fu di prototipo per altri codici, che si pensa siano usciti da una bottega miniatoria di Napoli attiva per la corte e per l'ambiente universitario. Roma stessa divenne ghibellina sotto il controllo del senatore bolognese Brancaleone degli Andalò e il Papa fu costretto (1257) a trasferire la sede pontificia a Viterbo, dove morì quattro anni dopo. “Iο mi volsi ver’ lui e guardail fiso: biondo era e bello e di gentile aspetto, ma l’un de’ cigli un colpo avea diviso”: così Dante Alighieri, nel III canto del Purgatorio, descrive il suo incontro con Manfredi di Svevia (1232-1266). Nello stesso anno 1264 moriva Urbano IV e a questi succedeva papa Clemente IV che proseguì la politica anti-sveva e favorì ulteriormente lo scontro per mezzo degli Angioini. Figlio naturale di Federico IIdi Svevia, Manfredi nacque nel 1232 circa. Mosse, quindi, verso il Mezzogiorno e poté entrare nel regno con poca difficoltà dopo che le truppe di Manfredi cedettero sul ponte sul Garigliano nei pressi di Ceprano. Federico II, morendo (nel dicembre 1250), lasciò a Manfredi il principato di Taranto con altri feudi minori e gli affidò la luogotenenza in Italia e in particolare nel regno di Sicilia finché non giungesse il fratello legittimo di lui, Corrado. Dopo la battaglia di Benevento e la morte di Manfredi i resti del Regno di Sicilia furono conquistati senza difficoltà dagli Angioini e ai ghibellini esuli dalle loro città restava solo una speranza, quel Corradino di Svevia, ultimo degli Hohenstaufen. Lo stesso Papa avrebbe incoronato Carlo come Re di Sicilia l'anno successivo: i Francesi d'Angiò venivano ufficialmente chiamati in Italia per una sorta di crociata nei confronti degli Svevi. La guerra procedette assai vantaggiosamente per Manfredi, che nel corso del 1257 si trovò ad aver vinto completamente la parte papale e domate le ribellioni, rimanendo in saldo possesso del regno, mentre Corradino dalla Germania gli aveva ripetutamente conferito i poteri vicariali. Il suo governo umano gli conciliò l'affetto dei popoli. Fra il 1258 e il 1260 la potenza di Manfredi, diventato ovunque capo della fazione ghibellina, si estese in tutta Italia. Arme di Svevia-Sicilia, introdotta o, comunque, adottata da Manfredi come Re di Sicilia, Errata blasonatura dello stemma di Manfredi di Sicilia, Stemma di Manfredi di Sicilia, secondo Goffredo di Crollalanza. La Campania venne però occupata dalle truppe pontificie. Figlio naturale dell’imperatore Federico II di Svevia e di Bianca Lancia, colpito dalla scomunica del papa, Manfredi muore nel tentativo di opporsi alle mire espansionistiche di Carlo d’Angiò. ... egli racconta la storia della sua morte nella battaglia di Benevento e la preghiera finale di pentimento a Dio; inoltre Manfredi rivela l'ingiusta persecuzione che l'arcivescovo di Cosenza fece contro le sue spoglie, dissotterrate e disperse per ordine di Clemente IV. Dichiarato dal Papa l'usurpatore di Napoli, Manfredi fu scomunicato nel luglio del 1254.